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13 Settembre: il tesoro di oggi

12 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

FREQUENZA CALDEA 68 – L’ALTALENA


Psiche 4 • Karma 5


La Frequenza 68 è un’altalena.


Ci porta verso l’alto e poi verso il basso, ci mostra la possibilità di una salita e subito dopo quella di una discesa. È una dinamica che può creare instabilità ma che non necessariamente deve essere vissuta come una difficoltà.


Oggi, grazie alla combinazione vedica Psiche 4 Karma 5, gli alti e bassi della Frequenza 68 possono essere gestiti con particolare efficacia.


Rahu e Mercurio sostengono capacità di adattamento, movimento mentale e prontezza nel comprendere ciò che sta accadendo.


Ciò che potrebbe metterti in difficoltà è quindi soprattutto un passaggio temporaneo.


E riconoscerlo come tale può fare una grande differenza.


Quando l’altalena scende, puoi avere la sensazione di essere tornato indietro.


Ma non è necessariamente così.


A volte stai semplicemente attraversando il punto più basso di un movimento che non ha ancora completato il suo ciclo.


La consapevolezza di questo può impedirti di identificare una fase con la totalità del percorso.


Se oggi sei in discesa, non significa che non tornerai a salire.


Ma il tema più profondo della giornata è un altro:


l’occultamento.


Non soltanto ciò che nascondiamo agli altri.


Anche ciò che, nel corso del tempo, abbiamo imparato a nascondere persino a noi stessi.


Ci sono momenti della vita nei quali procediamo quasi automaticamente.


Ci alziamo, lavoriamo, rispondiamo, organizziamo, risolviamo, comunichiamo, ci adattiamo.


Le giornate scorrono.


Eppure possiamo arrivare alla sera senza esserci realmente accorti di come abbiamo vissuto quella giornata.


Abbiamo funzionato.


Ma eravamo presenti?


Abbiamo interpretato perfettamente il nostro ruolo.


Ma quel ruolo ci rappresentava davvero?


Questa è la domanda che la Frequenza 68 oggi porta in superficie.


Quanto sei cieco nella tua vita quotidiana?


La parola cieco può sembrare forte ma esiste una forma di cecità che non consiste nel non vedere ciò che abbiamo davanti agli occhi.


Consiste nel non accorgerci di ciò che stiamo vivendo mentre lo viviamo.


Possiamo essere così abituati ad un determinato modo di essere da non considerarlo più una scelta.


Possiamo avere indossato per così tanto tempo una certa identità da aver dimenticato che, all'origine, era soltanto un adattamento.


Il figlio responsabile.


La persona forte.


Quella che non ha bisogno di niente.


Quella che deve sempre comprendere.


Quella che deve accontentare gli altri.


Quella che deve avere tutto sotto controllo.


Quella che non può mostrarsi fragile.


Quella che deve essere ciò che gli altri si aspettano.


All'inizio può esserci stata una ragione.


Una necessità.


Una condizione di sopravvivenza.


Un modo per attraversare una situazione nella quale mostrarsi completamente non era possibile o non era sicuro.


Il problema nasce quando l'adattamento sopravvive alla situazione che lo aveva reso necessario.


Il vestito


Immagina un'anima che entra nella vita dovendo necessariamente coprirsi.


Non può mostrarsi nella sua interezza.


Ha bisogno di un vestito.


Un'identità attraverso la quale essere riconoscibile, accettabile, funzionale.


Quel vestito può essere indispensabile.


Può proteggerla.


Può permetterle di attraversare luoghi nei quali non potrebbe mostrarsi completamente.


Ma il tempo passa e il vestito diventa familiare.


È talmente familiare da sembrare naturale fino al punto in cui può accadere qualcosa di molto sottile:


cominciamo a scambiare il vestito per la nostra sostanza.


Non diciamo più:


«Questo è il modo in cui ho imparato a essere.»


Diciamo:


«Io sono fatto così.»


È una differenza enorme.


Il ruolo non è necessariamente falso.


Questa è una distinzione importante.


Siamo realmente genitori, professionisti, partner, amici, figli, persone con determinate responsabilità.


Il problema non è avere ruoli.


Il problema è ridurre tutta la nostra identità al ruolo che stiamo interpretando.


Puoi essere una persona forte e avere bisogno di aiuto.


Puoi essere razionale e avere una dimensione intuitiva.


Puoi essere responsabile e avere bisogno di giocare.


Puoi essere indipendente e desiderare vicinanza.


Puoi essere competente e non sapere.


Puoi essere ciò che sei senza dover essere sempre soltanto quella parte di te.


L'occultamento diventa problematico quando non è più una scelta consapevole, ma una condizione permanente.


Quando non ti nascondi più perché devi farlo.


Ti nascondi perché non ricordi più come si fa a mostrarsi.


Psiche 4 • Karma 5


La combinazione Psiche 4 • Karma 5 rende questo tema particolarmente interessante.


Il 4 cerca struttura, stabilità, definizione.


Il 5 introduce movimento, cambiamento, adattamento e libertà.


Sono due esigenze che possono entrare facilmente in tensione.


Da una parte vuoi sapere chi sei.


Dall'altra la vita continua a cambiare e ti chiede di trasformarti.


Da una parte costruisci una forma.


Dall'altra quella forma deve rimanere sufficientemente flessibile da poter contenere ciò che diventi.


Forse l'identità autentica non è una struttura rigida.


Forse è qualcosa di più simile a un centro stabile capace di assumere forme diverse.


Come l'acqua che può cambiare recipiente senza smettere di essere acqua.


Rahu e Mercurio: attraversare l'altalena


Rahu e Mercurio possono aiutare a gestire l'oscillazione della Frequenza 68 proprio attraverso la capacità di osservare, comprendere e adattarsi.


L'altalena non deve necessariamente essere fermata.


Deve essere riconosciuta.


Quando sei in alto, non dare per scontato che quella condizione durerà per sempre.


Quando sei in basso, non concludere che tutto sia perduto.


Entrambe sono fasi del movimento.


La vera stabilità non consiste nel rimanere immobili al centro.


Consiste nel sapere che puoi attraversare entrambe le fasi senza perdere completamente il contatto con te stesso.


E questo ci riporta all'occultamento.


Perché forse il vero punto fermo non è il ruolo che interpreti.


È ciò che rimane quando smetti, almeno per un momento, di interpretarlo.


Il Nome 61 – ומב


Il Nome associato alla Frequenza 68 è il Nome 61: ומב – Vav-Mem-Bet.


Possiamo accostarci a questo Nome come a una chiave contemplativa legata al tema della trasformazione di ciò che è nascosto e della possibilità di riportare alla luce ciò che è rimasto sepolto sotto forme, ruoli e identificazioni.


Il suo significato, in questa lettura, non invita a strappare violentemente il vestito.


Invita piuttosto a riconoscere che è un vestito.


È una differenza fondamentale.


Perché ciò che un tempo ci ha protetto non deve necessariamente diventare il nostro nemico.


Una maschera può aver avuto una funzione.


Una corazza può aver salvato qualcosa.


Un comportamento può essere nato come risposta intelligente a una situazione difficile.


La trasformazione non richiede di giudicare quella parte di noi.


Richiede di riconoscerla.


Di dirle, per così dire:


«Ti vedo. So perché sei nata. Ma non sei tutta me.»


Questo è un passaggio importante verso una forma più autentica di libertà.


Il segreto non è togliere il vestito


Forse siamo abituati a pensare alla trasformazione come ad un processo nel quale dobbiamo liberarci di tutto ciò che non siamo ma potrebbe essere più utile imparare a distinguere.


Non tutto ciò che indossiamo è falso.


Non tutto ciò che mostriamo è una maschera.


E non tutto ciò che nascondiamo è necessariamente la nostra autenticità.


Il lavoro consiste nel riconoscere che cosa è realmente nostro e che cosa abbiamo assunto per necessità, adattamento, paura o abitudine.


Il Nome 61 può accompagnare proprio questa ricerca.


Non per fornire un'identità nuova.


Ma per aiutarti a guardare più profondamente quella che già stai vivendo.


Un esercizio: chi sei quando nessuno guarda?


Oggi puoi provare un esercizio molto semplice.


Prenditi qualche minuto di silenzio e completa queste frasi:


Quando sono con gli altri, tendo a essere…


Quando sono solo, sono invece…


La parte di me che mostro più facilmente è…


La parte che nascondo è…


Ho imparato a nasconderla perché…


Poi arriva la domanda più importante:


Quella parte ha ancora bisogno di essere nascosta oggi?


Non cercare una risposta immediata.


Potrebbe essere una domanda molto più grande di quanto sembri.


Puoi infine contemplare il Nome:


ומב –Va-Me-Bet


Lascia che la sua forma sia semplicemente un punto di attenzione mentre osservi ciò che normalmente rimane sullo sfondo.


Non devi toglierti il vestito.


Devi prima ricordare che lo stai indossando.



La Frequenza 68 ci ricorda che la vita non procede in linea retta.


Ci sono salite e discese.


Momenti nei quali tutto sembra acquistare senso e altri nei quali perdiamo temporaneamente il contatto con ciò che pensavamo di sapere.


Anche questo fa parte del movimento.


Ma c'è qualcosa che può accompagnarci attraverso entrambe le fasi:


la presenza.


Essere presenti significa accorgersi di quando stiamo vivendo automaticamente.


Accorgersi di quando stiamo recitando un ruolo.


Accorgersi di quando una vecchia modalità di sopravvivenza continua a governare una vita che forse non ne ha più bisogno.


Accorgersi, soprattutto, che possiamo essere molto più vasti dell'immagine che abbiamo imparato ad offrire al mondo.


Forse oggi non devi cambiare nulla.


Forse devi semplicemente guardare.


Guardare il tuo vestito.


Guardare l'identità che mostri.


Guardare ciò che nascondi.


E chiederti, con calma:


«Dove finisce il vestito e dove comincio io?»


Nome del giorno: ומב – Nome 61


La domanda della Frequenza 68


Quale parte della tua identità è nata per proteggerti o permetterti di sopravvivere, ma oggi rischia di essere diventata così familiare da farti dimenticare ciò che c'è sotto?


In nomine Patris et Matris 🙏🏻

 
 
 

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