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L'invidia

  • Immagine del redattore: vasiupiter
    vasiupiter
  • 21 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Secondo l'Ari, l'Invidia rappresenta il rifiuto della propria Radice (Shoresh) e la pretesa di occupare uno spazio nel corpo mistico di Adam ha-Rishon che non appartiene al proprio circuito di luce.

Ec


Secondo l'Ari, ogni anima è un frammento specifico di un'unica struttura primordiale. Ogni scintilla ha una funzione insostituibile e un compito di Tikkun (Riparazione) unico.

L'invidioso guarda la luce dell'altro e la desidera per sé, ignorando che quella luce è tarata per un vaso differente.

Invidiare significa dichiarare che il sistema divino è imperfetto o che la propria assegnazione di luce è insufficiente. Questo atto scollega l'anima dalla propria sorgente: cercando di essere altro, l'invidioso smette di essere sé, diventando un vaso vuoto e senza identità.


L'invidia si manifesta attraverso lo sguardo, che nella Kabbalah è un'estensione della luce interna.

L'occhio dell'invidioso proietta una forma distorta di Gevurah (Rigore). Invece di limitare se stesso per fare spazio all'altro (Tzimtzum positivo), egli cerca di limitare la luce dell'altro per portarla al proprio livello di oscurità.

L'invidia immette un veleno nel circuito collettivo delle anime. Se un membro del corpo nega il successo di un altro membro, l'intero organismo rallenta la propria ascesa verso lo stato di Partzuf (Volto) integrato.


A differenza della lussuria (che disperde) o dell'ira (che rompe), l'invidia svuota.

Mentre l'uomo è concentrato sul vaso altrui, le proprie scintille cadono nelle Qlippot (scorze) per mancanza di attenzione. L'invidioso è un custode di vasi altrui che lascia morire il proprio giardino spirituale.

È una forma di culto della materia e della forma esterna, che ignora la sostanza della luce che ogni anima è chiamata a rivelare.


La riparazione dell'invidia consiste nella gioia per la luce altrui. L'Ari insegnava ai suoi discepoli che il successo di un compagno è, in realtà, il successo della propria stessa radice, poiché siamo tutti membra di un solo corpo.

Amare l'amico significa capire che la sua luce completa la mia mancanza e la mia luce sostiene la sua.


In nomine Patris et Matris conscientiam elèvo et excelsa vibro 🙏🏻

 
 
 

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