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La kabbalah e i rapporti umani

  • Immagine del redattore: vasiupiter
    vasiupiter
  • 10 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Parliamo di Kabbalah lurianica applicata nel quotidiano.


La maggior parte delle persone pensa che i rapporti umani siano questione di emozioni,


attrazione, compatibilità, affetto, destino.


Ma nella visione cabalistica, tutto questo è solo la superficie, l'apparenza.


Ogni relazione è un test di struttura interiore.


Un laboratorio di fisica dell’anima.


Secondo la Kabbalah lurianica, dopo la Shevirah (la Rottura dei Vasi), l’umanità è diventata un insieme di frammenti separati dell’unico organismo originario: Adam Ha-Rishon.


Ed è per questo che gli esseri umani si cercano continuamente.


Non per romanticismo ma per tentare inconsciamente di ricomporsi.


Il problema è che quasi tutti si incontrano senza Masach (schermo), senza uno Schermo capace di reggere la Luce.


E allora cosa accade?


Accade il dissidio, l’attrito, la ferita, la collisione tra ego.


Nella Kabbalah però il conflitto non è un errore.


È prezioso materiale di lavoro.


Ogni persona che ti irrita, ti sfida o ti destabilizza sta mostrando il punto esatto in cui il tuo vaso è ancora rotto.


Il nemico non è casuale.


È uno specchio perfetto.


Il dissidio serve al Birur: la chiarificazione delle tue Qlippot (gusci) nascoste.


Ed è qui che quasi tutti sbagliano cercando relazioni che li facciano sentire bene, invece di relazioni che rivelino la loro struttura reale.


A volte infatti il vero atto spirituale non è restare uniti.


È separarsi.


Lo Tzimtzum (la Restrizione) non è una punizione emotiva.


È lo spazio operativo.


È la distanza necessaria per costruire un Masach autentico, senza dipendenza energetica, senza fusione tossica, senza il cosiddetto “pane della vergogna” (la vergogna che si prova quando si riceve senza dare).


Finché hai bisogno dell’altro per reggerti, il tuo vaso non è ancora autonomo.


E solo un individuo autonomo può entrare in una vera unione.


Non più quella basata sul bisogno ma quella basata sull’Equivalenza di Forma.


Due persone realmente rettificate non si usano per riempire vuoti reciproci.


Diventano cellule attive dello stesso organismo.


Sostengono il flusso della Luce senza causare nuove rotture.


Quindi la domanda non è:


“Chi mi ama davvero?”


La domanda da fare a se stessi è:


"Questo rapporto sta rivelando le mie Qlippot oppure mi sta chiedendo uno Tzimtzum per rafforzare il mio Masach?"


Perché ogni relazione nella tua vita sta tentando di insegnarti una sola cosa:


come diventare un vaso capace di trasmettere Luce senza rompersi.


In nomine Patris et Matris conscientiam elevo et excelsa vibro 🙏🏻

 
 
 

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