La superbia
- vasiupiter
- 20 feb
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Nella metafisica di Isaac Luria, la Superbia (Ga’avah) non è considerata un semplice difetto caratteriale o una debolezza morale ma una vera e propria catastrofe per l'essere. Essa rappresenta la radice di ogni male poiché replica, in scala microscopica e distorta, l'evento cosmico della rottura originaria.
Per l'Ari, la superbia affonda le sue radici nell'Olam ha-Nekudim (il Mondo dei Punti), lo stadio precedente alla nostra realtà attuale. In quel piano di esistenza, le Luci erano intense e i Vasi (Kelim) erano isolati, come punti separati l'uno dall'altro.
Ogni "Punto" (ogni vaso) diceva: "Ani Amlok" (Io regnerò). Ciascuno si percepiva come un'entità assoluta, unica e autosufficiente, rifiutando di connettersi o di ricevere dagli altri.
Questa pretesa di centralità assoluta rese i vasi incapaci di contenere la Luce infinita. Non potendo flettersi o collaborare, i vasi si frantumarono. La superbia è dunque la reiterazione umana della Rottura dei Vasi (Shevirat ha-Kelim). Ogni volta che un uomo agisce con superbia, sta rompendo la propria struttura spirituale.
Come dice l' assioma «Non c'è luce senza Kli», il vaso dovrebbe essere un contenitore cavo progettato per ricevere e trasmettere la luce.
La superbia trasforma il Vaso in un solido. Invece di essere uno spazio vuoto (Tzimtzum) pronto ad accogliere l'Altro e il Divino, l'uomo superbo si riempie di se stesso.
Poiché due oggetti non possono occupare lo stesso spazio fisico, e due essenze non possono occupare lo stesso spazio spirituale, dove c'è "Io" (inteso come ego ipertrofico) non può esserci "Luce". L'Ari insegna che Dio dice del superbo: "Io e lui non possiamo abitare nella stessa dimora". Non è una punizione, ma una legge di impenetrabilità spirituale.
La superbia rende impossibile lo Zivug, l'unione dei Volti.
L'unione richiede che entrambi i soggetti si "voltino" l'uno verso l'altro, contraendo il proprio ego per creare un'interfaccia di comunicazione.
Il superbo, essendo un "Punto" isolato, non ha "Volto" (Partzuf), perché il volto esiste solo nella relazione. Il superbo vive in uno stato di Achur b'Achur (spalla a spalla) col mondo intero: vede tutti ma non incontra nessuno.
La riparazione della superbia consiste nella trasmutazione alchemica del senso di sé. Come già detto in precedenti post, le parole Ani (Io - אני) e Ayin (Nulla/Vacuità - אין) sono composte dalle stesse lettere in ebraico ma disposte in ordine diverso.
Il Tikkun della superbia è il passaggio dalla configurazione "Io" alla configurazione "Nulla".
Non significa annichilire l'esistenza, significa invece riconoscere che il proprio "Io" è un vaso, un canale. La vera grandezza, per l'Ari, non risiede in ciò che il vaso è, ma nella purezza della luce che il vaso trasmette.
Per l'Ari, la superbia è l'illusione di essere la Sorgente invece del Canale. È una forma di idolatria in cui l'uomo adora il proprio vaso invece della Luce che lo abita. Un uomo superbo è un vaso destinato a rompersi sotto la pressione della realtà, mentre l'uomo umile è un vaso flessibile che, facendosi vuoto ( non inebetito ma permeabile), può contenere l'Infinito.
In nomine Patris et Matris conscientiam elèvo et excelsa vibro 🙏🏻
Vas.Iupiter

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