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Sulla vulnerabilità dell'anima

  • Immagine del redattore: vasiupiter
    vasiupiter
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Secondo l'Ari, la vulnerabilità e l'immortalità dell'anima dipendono dal livello del sistema che stiamo analizzando. L'anima infatti non è una monade indivisibile ma una struttura complessa e stratificata.


Al suo livello più alto (Yechidah e Chayah), l'anima è definita come Helek Eloka mi-Ma'al (una parte di Dio dall'alto).

In quanto estensione diretta dell'Infinito (Ein Sof), questa radice è assolutamente immortale. Non può cessare di esistere perché la sua esistenza è necessaria alla struttura stessa dell'essere.

A questo livello, l'anima risiede nel mondo di Atzilut (Emanazione), dove il male non può sussistere. È pura luce, intoccabile dalle Qlippot (scorze).


Il problema sorge quando la luce dell'anima discende nei mondi inferiori (Beriah, Yetzirah, Asiyah) per animare il corpo e compiere il Birur (setacciamento).

In seguito alla Shevirat ha-Kelim (Rottura dei Vasi), l'anima si è frantumata in miriadi di scintille. Queste scintille sono vulnerabili. Possono essere sequestrate dalle forze del lato oscuro (Sitra Achra) a causa dei vizi analizzati nei post precedenti (ira, lussuria, accidia, gola, superbia, avarizia e invidia).

Una scintilla sequestrata non muore (nel senso di annichilimento) ma entra in uno stato di morte ontologica: viene privata della comunicazione con la sua sorgente, rimanendo intrappolata nella materia densa.


L'Ari introduce il concetto di Gilgul (reincarnazione) come prova dell'immortalità dinamica dell'anima.

Poiché l'anima deve completare il suo Tikkun (Riparazione) per tornare alla radice, essa è condannata a reincarnarsi finché ogni sua scintilla non è stata riscattata.

La Kabbalah parla di Karet (recisione). Non è la distruzione dell'anima, ma la sua disconnessione definitiva dal tronco vitale. L'anima recisa continua a esistere ma come un arto fantasma, senza luce propria, vagando nel vuoto dei mondi inferiori.


L'anima è immortale per necessità di natura, ma è estremamente vulnerabile per necessità di missione.


L'anima è come un re in esilio: la sua regalità è inalienabile (immortalità), ma la sua persona può essere ferita, imprigionata o umiliata dalle circostanze del mondo materiale (vulnerabilità).





In nomine Patris et Matris conscientiam elèvo et excelsa vibro 🙏🏻

 
 
 

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