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15 Settembre: il tesoro di oggi

1 giorno fa
Tempo di lettura: 5 min

FREQUENZA CALDEA 70 – LA SFORTUNA

Vedica Psiche 6 • Karma 7

Ci sono giornate in cui sembra che tutto vada contro di noi.

Un progetto rallenta, una relazione entra in una fase difficile, qualcosa su cui avevamo fatto affidamento improvvisamente viene meno. E quando le difficoltà si accumulano, è facile cominciare a leggere ciò che accade attraverso una parola apparentemente semplice: sfortuna.

La Frequenza Caldea 70 ci invita però a guardare questa parola da una prospettiva diversa.

La sfortuna, così come il successo, non è una condizione eterna.

Niente rimane immutabile.

Puoi trovarti in alto e poi scendere. Puoi attraversare un periodo di difficoltà e, senza accorgertene, essere già sulla strada che ti porterà altrove.

Ogni giorno ricomincia qualcosa.

Non esiste un livello che possiamo conservare per sempre

Una delle illusioni più sottili è pensare che, una volta raggiunto un certo equilibrio, dovremmo riuscire a mantenerlo indefinitamente.

Vorremmo che una conquista diventasse definitiva.

Se abbiamo trovato serenità, vorremmo non perderla più.

Se abbiamo raggiunto una posizione, vorremmo conservarla.

Se abbiamo superato una difficoltà, vorremmo essere certi che non tornerà.

Ma la vita non procede in questo modo.

Il movimento comprende inevitabilmente salita e discesa, espansione e contrazione, apertura e chiusura.

Anche il nostro processo interiore segue questo ritmo.

Per questo una caduta non significa necessariamente che abbiamo perso tutto ciò che avevamo conquistato.

A volte significa semplicemente che stiamo entrando in una fase diversa del percorso.

La vera domanda non è allora: come faccio a non cadere mai più?

È piuttosto:

Chi sono io quando cado?

Elevare se stessi è un lavoro che dura tutta la vita

La Frequenza 70 porta con sé un richiamo alla responsabilità personale.

Il nostro compito non è diventare perfetti.

È cercare continuamente di elevarci rispetto alle parti di noi che reagiscono in modo automatico: gli istinti più bassi, la paura, la rabbia, il bisogno di controllo, la ricerca di gratificazione immediata, il desiderio di avere ragione a qualsiasi costo.

Questo non è un lavoro che si conclude una volta per tutte.

Puoi avere raggiunto una grande consapevolezza e, in un altro momento, ritrovarti a reagire esattamente come non avresti voluto.

Puoi cadere.

Puoi sbagliare.

Puoi tornare temporaneamente dentro uno schema che pensavi di aver superato.

E questo non cancella necessariamente il cammino precedente.

La crescita interiore non è una scala sulla quale, una volta salito un gradino, quel gradino scompare.

È piuttosto la capacità di riconoscere sempre più rapidamente ciò che ti allontana da te stesso e scegliere nuovamente la direzione.

Per questo serve una volontà salda.

Non una volontà rigida che pretende di controllare ogni evento.

Una volontà capace di rimanere presente anche quando le cose non vanno come vorremmo.

Ci sono momenti in cui, proprio mentre cerchiamo di cambiare, le difficoltà sembrano diventare più intense.

Questo può generare una convinzione pericolosa:

«Se sto facendo tutto questo lavoro e le cose peggiorano, allora forse sto sbagliando tutto.»

Non necessariamente.

Cambiare il proprio modo di vivere significa anche entrare in contatto con ciò che prima poteva essere ignorato.

Ciò che era rimasto in ombra può diventare evidente.

Un conflitto che prima riuscivi ad evitare può chiederti di essere affrontato.

Una modalità relazionale che prima consideravi normale può improvvisamente mostrarti il suo costo.

Una parte di te che avevi sempre controllato può chiedere di essere ascoltata invece che semplicemente repressa.

La difficoltà, in questi casi, non è automaticamente un segnale di fallimento.

Può diventare materiale di conoscenza.

Ma occorre una volontà sufficientemente stabile da non trasformare ogni ostacolo in una condanna.

Venere e Ketu: quando la forma non basta più

La componente Vedica di oggi è Psiche 6 • Karma 7, associata a Venere e Ketu.

Venere richiama il desiderio di armonia, relazione, piacere, bellezza, accoglienza e capacità di creare connessione.

Ketu, invece, porta verso il distacco, la sottrazione, il superamento dell'attaccamento alle forme conosciute.

La loro combinazione può creare una particolare tensione: da una parte desideriamo conservare ciò che amiamo e ci dà sicurezza; dall'altra qualcosa dentro di noi ci spinge a vedere che quella forma potrebbe non essere più sufficiente.

E quando resistiamo a questo movimento, una situazione già difficile può sembrarci ancora più aspra.

Oggi potrebbe quindi emergere una domanda importante:

sto cercando di conservare qualcosa perché è ancora vivo oppure perché ho paura di perderlo?

Questa distinzione non è sempre facile.

Venere vuole unire.

Ketu può separare.

Ma separazione e perdita non sono necessariamente la stessa cosa.

A volte occorre lasciare andare una forma affinché ciò che di autentico esisteva al suo interno possa essere riconosciuto in una forma nuova.

La forza non è soltanto agire

La polarità Venere–Ketu può inoltre mettere in evidenza il nostro rapporto con le qualità ricettive.

Quando siamo abituati ad affrontare la vita soprattutto attraverso l'azione, il controllo, la decisione e la conquista, può diventare difficile accogliere ciò che non possiamo immediatamente risolvere.

Ci sono situazioni che non chiedono una risposta più forte.

Chiedono ascolto.

Chiedono pazienza.

Chiedono la capacità di rimanere presenti senza intervenire immediatamente.

Non significa diventare passivi.

Significa riconoscere che anche la ricettività è una forma di forza.

E forse proprio qui si trova una delle prove più sottili della giornata: comprendere che elevare se stessi non significa soltanto dominare gli impulsi ma anche imparare a non essere dominati dal bisogno di agire continuamente.

Il Nome 23 – מלה Me La He

Per accompagnare questa frequenza puoi sintonizzarti con il Nome 23 – מלה Me La He.

Il Nome può essere utilizzato come una chiave contemplativa: non come una formula capace di modificare magicamente gli eventi ma come un punto di concentrazione attraverso cui osservare il proprio movimento interiore.

In una giornata dedicata alla Sfortuna, questa contemplazione può diventare particolarmente significativa.

Quando qualcosa va male, la mente tende rapidamente a costruire una storia.

È sempre così.

Non cambierà mai.

Per me è impossibile.

Gli altri sono più fortunati.

Ho perso tutto.

Ma un evento e la storia che costruiamo intorno a quell'evento non sono necessariamente la stessa cosa.

Il Nome 23 può accompagnarti proprio nello spazio tra ciò che accade e il significato che gli attribuisci.

Uno spazio piccolo ma prezioso.

Perché è lì che torna possibile scegliere.

La sfortuna non è la tua identità!

Forse il messaggio più importante della Frequenza 70 è questo:

non identificarti con la fase che stai attraversando.

Se oggi stai vivendo una difficoltà, non significa che tu sia una persona sfortunata.

Se oggi hai fallito, non significa che tu sia un fallimento.

Se oggi hai perso qualcosa, non significa che il tuo futuro sia definito dalla perdita.

E allo stesso modo, se oggi hai successo, non significa che quel successo sia garantito per sempre.

La vita continua a muoversi.

Il tuo compito non è immobilizzarla.

È imparare a muoverti con maggiore consapevolezza dentro il suo movimento.

Cadere fa parte del percorso.

La differenza può essere fatta da ciò che scegli di fare dopo la caduta.

Puoi utilizzare l'esperienza per irrigidirti, accusare, vendicarti o convincerti che nulla abbia senso.

Oppure puoi fermarti.

Osservare.

Comprendere.

E ricominciare.

Non dal punto in cui eri prima.

Da dove sei adesso.

Una domanda per oggi

Quando una situazione difficile entra nella tua vita, quanto velocemente la trasformi in una definizione di te stesso?

E se invece di chiederti «Perché sono così sfortunato?» provassi a chiederti:

«Che cosa mi sta mostrando questa esperienza che ancora non avevo visto?»

Non cercare necessariamente una risposta immediata.

Lascia che la domanda lavori dentro di te.

Contemplazione del Nome 23

Fermati per qualche minuto in silenzio.

Porta alla mente una situazione che in questo momento consideri una sfortuna, un fallimento o un ostacolo.

Non cercare di cambiarla.

Osservala semplicemente.

Poi immagina di separare l'evento dalla storia che hai costruito intorno ad esso.

L'evento è una cosa.

Il significato che gli hai attribuito è un'altra.

Respira nello spazio che si crea tra i due.

E ripeti interiormente:

«Questa fase non è eterna.

Io non sono questa fase.

Posso scegliere nuovamente la mia direzione.»

La volontà più salda non è quella che non cade mai.

È quella che, ogni volta che cade, ricorda di potersi rialzare.


In nomine Patris et Matris 🙏🏻

 
 
 

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